annalaura

#BencivengaGrandTour

#BencivengaGrandTour – Vi porto con me alla scoperta di una Napoli nascosta e di una Maison d’Alta Sartoria che trasuda passione!

marzo 28, 2017 , In: Eventi, Viaggi , With: 2 Comments
2

Una Maison, quella della famiglia Bencivenga apprezzata nel mondo ma fortemente radicata alla terra partenopea, ha deciso di presentarsi, a chi ancora non conoscesse la sua storia, in un modo appassionato e romantico al tempo stesso, donandoci un tour attraverso le sue origini più vere.

Dallo storico Caffè Gambrinus è partito così il Bencivenga Grand Tour alla scoperta di due passati, che si intersecano, e che sono oggi più vivi che mai: vi presento la “mia” Napoli Sotterranea e l’evento che mi ha regalato, per un pomeriggio, un meraviglioso viaggio nel tempo… venite con me!

Nascosta al fermento quotidiano, colorito e distratto di una Napoli che non conosce sosta, c’è un’altra Napoli, segreta, riservata, introversa.

È una Napoli che vive ai piedi della sorella più solare, una città fatta di mistero e storie dimenticate che sono tornate ad aver voce grazie ad instancabili volontari che con sudore, da trent’anni a questa parte, hanno deciso di farla rivivere.

Napoli è una città fatta di vicoli stretti e viuzze, di pendenze e sali scendi, ma sotto, esattamente sotto tutti questi vicoli e palazzi, c’è una ragnatela fitta di cunicoli.

Entrarvi oggi è facile: sono diversi gli accessi che in vari punti della città aprono ad un mondo suggestivo di luci soffuse, e così è stato scendendo per 40 metri una serie di rampe a chiocciola, quadrate, un po’ scoscese, in via Chiaia.

Temperatura costante ed umidità caratterizzano queste imponenti cavità le cui alte mura sono fatte di tufo, materiale che 2400 anni fa fu il motivo dei primi scavi nel sottosuolo partenopeo per la sua estrazione e la successiva costruzione della città. Cunicoli trasformati poi in acquedotti (il Bolle, il Serino ed infine il Carmignano) che fino alla fine del 1800 fornirono acqua dolce alla città; la captazione dell’acqua sia legale sia abusiva era molteplice: pozzi pubblici e cisterne che si aprivano in cortili, strade, palazzi e perfino appartamenti privati; ad occuparsi della manutenzione di queste gallerie c’erano degli omini, non a caso di piccola statura, detti pozzari che conoscevano bene questa fitta rete e che diedero vita alle incredibili leggende dei munacielli napoletani che tra un misto di mito, magia, sortilegi e verità, erano probabilmente la causa di dispetti e sparizioni nelle case nobiliari, e che avendo appunto faciltà di accesso e di dileguazione, si diceva, troppo spesso si occupassero più delle padrone di case che delle reti idriche!!

Acquedotti portatori di vita…ma anche di epidemie e morte quando il colera si diffuse nel 18°secolo proprio attraverso queste acque che erano state contaminate.

La vita di questi cunicoli non terminò in questo triste modo perché divennero rifugio antiaereo per gran parte della popolazione durante il periodo bellico e rimanendo in silenzio si può perfino avere la sensazione di udire voci e sussurri: le voci dei bambini che incuranti della guerra erano capaci, anche lì, di ridere e giocare, i pianti di chi si ritrovava a proteggersi senza avere notizie della propria famiglia, le chiacchiere di chi cercava con coraggio di trasformare quei giorni e spesso mesi, in momenti di quotidiana normalità.

A testimoniare la vita che si è svolta sottoterra ci sono oggi i graffiti sui muri: disegni, scritte, incisioni, ma anche qualche giocattolo, qualche utensile e pochi, essenziali servizi igienici.

Una volta finita la guerra le gallerie vennero poi sommerse di rifiuti edili e solo negli ultimi decenni riportate, parte di esse, alla luce per essere presentate e raccontate al mondo .

Mentre eravamo in questo mondo sotterraneo, all’ interno di una delle più grandi cisterne, si è qui presentata l’intera famiglia Bencivenga mostrandoci dapprima le loro creazioni più rappresentative per ogni decennio, partendo da quando la semplice sartoria su strada della nonna Giuseppina si trasformò, ad opera dei suoi due figli, in una piccola maison di moda: estratto così dall’archivio un fluttuante abito da cocktail  anni ’60 con mille plissettature e scollo all’americana in pieno Marilyn style, seguito da quello anni ’70 con strascico in velluto double face e bordato di volpe nera, passando quindi per gli anni ’80 rappresentati da un mirabile tailleur pantalone dalle tipiche spalle over e con righe verticali di canottiglie luccicanti nere, arrivando poi agli anni ’90 con un superbo tailleur strutturato con forme rigide esclusive di alta sartorialità e terminando l’excursus con l’ultimo abito d’archivio rappresentativo degli anni 2000.

Un’amore ed una passione per le cose belle e fatte bene, che nella famiglia Bencivenga non solo si è tramandato coinvolgendo anche tutte le generazioni ultime ma si è allargato, nel tempo, ad altri rami della moda come quella sposa, negli anni 90, e maschile dieci anni dopo.

E mentre nel mondo non si contano le famiglie incapaci di mantener saldi e vivi i sacrifici di ciò che gli avi costruirono, questa famiglia è l’esempio di quanto i legami siano alla base di ogni loro azione: legami saldi ai valori più veri della famiglia e dell’amore intersecati con il prezioso legame con il loro lavoro, ed ancora legami forti più che mai con la propria terra nonostante il successo li abbia premiati con un’espansione internazionale che passa per le più grandi capitali europee, con un flagship stabile nella megalopoli londinese fino ad approdare negli Emirati Arabi.

Ancora oggi l’alta sartoria campana e le infinite ricchezze culturali sono un fiore all’ occhiello della mia terra.

See u soon

Annalaura

Special thanks to PixLab for the picture

 

  1. Rispondi

    È stato proprio un evento indimenticabile.
    Alla prossima

      • annalaura
      • marzo 28, 2017
      Rispondi

      è vero! e poi puoi girare quanto vuoi questa città ma ci sarà sempre qualcosa di nuovo da scoprire!

Leave a Comment

dodici − sei =